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La Chiesa nelle mani di Dio

Zdjęcie: M.Borawski/ Nasz Dziennik

Lottava contro la dittatura del relativismo

Wtorek, 12 lutego 2013 (19:10)

Il Pontificato del Santo Padre Benedetto XVI era difficile, considerando la situazione verificatasi negli ultimi decenni nel mondo e in Europa. In questo periodo si approfondirono i processi di laicizzazione, abbiamo osservato l’ostilità crescente e l’agressività nei cofronti della Chiesa, di tutto quello che rappresenta la cristianità. Queste tendenze anticristiane, in una maniera particolarmente forte, si incrementarrono e si manifestarono in Europa, la quale oggi è diventata il continente più laicizzato di tutto il mondo. Queste tendenze ostili si fecero sentire anche nella politica dell’Unione Europea. Ancora Giovanni Paolo II si sforzava per far enrare nei documenti fondamentali dell’Unione degli elementi cristiani, ma non si riuscì mai a realizzarlo. Successivamente questa tendenza anticristiana si andava rafforzando, e il Papa doveva affrontarla. Faceva tutto il possibile per difendere la verità sull’Europa, sulla Chiesa, e prima di tutto faceva vedere che la vita senza Dio, la vita sociale e nazionale, se non è basata sulla legge di Dio – viene deformata.

Il pontificato dell’attuale Papa Benedetto XVI è segnata dalle parole: “Dove c’è Dio c’è futuro„. Perciò il Santo Padre non si stanca di ricordarci quant’è importante la fede in Dio, quant’è importante costruire la vita personale, familiare e sociale secondo la legge di Dio, secondo la Parola di Dio. Lo aveva sottolineato particolarmente durante il suo pellegrinaggio in Germania. Allora, nel parlamento tedesco, Bundestag, Benedetto XVI aveva citato le parole di Sant’Agostino le quali  parlavano del governo dei soggetti che stabiliscono la legge senza considerare la legge naturale, la legge divina rivelata, chiamandoli banda dei briganti. Questo fu molto significativo.

 

Detronizzazione della verità

Per il Papa la lotta con il relativismo morale er importantissima. Il liberalismo moderno mette allo stesso livello tutte le religioni, attribuendo loro un valore uguale; fa dipendere la morale dalla situazione. Attribuisce all’uomo la capacità di determinare il bene e il male. Eppur sappiamo bene che questa è esclusivamente una prerogativa di Dio. È Dio che ha determinato nella sua legge il bene e il male, l’uomo è soltanto lettore, non creatore di questa legge. L’uomo dovrebbe solo leggerlo. Siamo testimoni di come nei singoli parlamenti si cerca di stabilire la verità, discuterla, e non di scoprirla. Questo è molto pericolose. Il Santo Padre ne era consapevole e faceva di tutto per limitare la dittatura del relativismo.

Questo pontificato si caratterizza da una grande premura per la famiglia, particolarmente l’anno scorso, quando si tenne il congresso di Milano e l’Incontro Mondiale delle Famiglie. Benedetto XVI si rivolse alle famiglie con un messaggio importante. Di fronte all’ideologia gender, alle discussioni sulle coppie di partner dello stesso sesso, di fronte all’aborto, all’in vitro, il Papa faceva tutto il possibile per difendere la dimensione sacra della famiglia, e la famiglia in genere, in quanto istituzione che esisteva prima della Chiesa, poiché risale agli inizi della creazione.

 

Verso l’unità dei cristiani

 

Il Santo Padre ci teneva all’unità dei cristiani; come uomo venuto da una nazione dalla quale era nato il protestantesimo, si addolorava molto per le divisioni nel mondo cristiano. Ha fatto tanto per l’unione della Chiesa. Possiamo evocare in questo luogo i gesti fatti verso degli agnlicani. Grazie all’ordinariato speciale formato appositamente per loro, molti anglicani potevano tornare sul seno della Chiesa cattolica. C’erano anche dei gesti verso i lefebvristi. Il Papa tendeva la mano, ma questo non sempre incontrava la loro buona volontà, fatto che lui deplorava tanto. Ha permesso di celebrare la Liturgia nel rito tridentino, preconciliare, per dire che la Chiesa apprezza sempre questa Liturgia. Chiedeva soltanto ai lefebvristi di accettare la verità proclamata dal Concilio Vaticano II. Loro si opponevano ad alcuni documenti, soprattutto alla Dichiarazione sulla libertà di religione oppure al Decreto sull’ecumenismo, ai frammenti della costituzione pastorale sulla Chiesa. Fin’adesso si fanno problemi per accettare l’insegnamento del Concilie, poiché questa è la condizione per poter arrivare all’unità con la Chiesa, con il Papa. E proprio questi aspetti non sono ancora chiariti fino in fondo.

Così vedo le linee principali di questo pontificato. Se fosse possibile paragonare, anche se è difficile, Benedetto XVI con Giovanni Paolo II, si vede che il Papa Polacco si concentrava sull’uomo, per questo rivolse alla Chiesa le parole: “Non abbiate paura! Aprite le porte a Christo!”. Giovanni Paolo II ammirava l’uomo in quanto opera di Dio, perciò il suo magistero era fortemente seganto dalla presenza del motivo dei diritti dell’uomo, della sua dignità. Benedetto XVI lo integrò con uno sguardo verso Dio, indicando quanto è importante Dio, la Sua legge, la fede in Lui, l’amicizia con Dio, e in generale, il fatto di costruire la vita personale, familiare in base alla legge di Dio e all’amicizia con Dio.

Vorrei far notare anche la grande spiritualità del Papa. Quello che diceva, le sue omelie, i suoi discorsi, erano molto profondi. Il suo magistero fu percepito come qualcosa che esce dal cuore, dalla mente di un uomo profondamente immerso in Dio, di qualcuno che vive con Dio nel quotidiano, di un uomo di preghiera. Penso che la decisione di ieri la quale ci ha colto di sorpresa, è frutto di preghiera e risulta dal senso di responsabilità per la Chiesa. Il Papa si rende conto dell’importanza dei compiti della Chiesa, ed è consapevole de fatto che le sue forze fisiche sono limitate. Per questo ha preso questa decisione. Penso che questa decisione è frutto di grande preghiera e lo Spirito Santo parla con la bocca del Papa.

S.E. Ignacy Dec, Vescovo ordinario di Świdnica

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